Corrida linguistica
- Nick Mummybook
- 31 mag 2020
- Tempo di lettura: 2 min
Sarà che ha iniziato la scuola, e quindi, dovendo scrivere, ha cominciato a ragionare sul suono delle parole e sull’esatta dizione, sarà che Sandra non ne azzecca una, ma Paola sta tentando assiduamente di insegnare a parlare alla treenne di casa. Mentre giocano, mentre si lavano, mentre pranzano, mentre passeggiano sovente la sentiamo dire cose del tipo Sandra, ripeti con me, dici “casa”! E lei “tasa”. Ma no “tasa”! - ribatte Paola - “casa”, ripeti “caaaaaa”… e Sandra "taaaa" e così dopo due, tre tentativi sulla stessa parola, Paola si porta la mano alla fronte, sorridendo e scuotendo la testa. La stessa cosa fa Sandra! La pazienza deve avere un limite per entrambe. L’altro giorno, in questa spontanea attività di logopedia, Paola ha impiegato molte delle sue energie. Non ha perso quasi nessuna occasione, ma puntualmente "ombrello" è diventato “obbello”, "piatto" “patto”, "bambola" “bammoa” e così via. Arrivate a sera, tutte e tre nel lettino, chissà forse Sandra, nonostante i suoi risultati non proprio entusiasmanti, si sente comunque migliorata per questa full-immersion, e dice di voler raccontare lei la favola. Inizia “C’ela una botta, tatto tatto teppo paaa…” Ma Paola, dopo tutto lo sforzo profuso, non potendo essere indifferente ai suoni impasticciati che escono dalla bocca della sorellina, l’interrompe sentenziosa: “Sandra - e fa una lunga pausa - tu non sai parlare l’italiano!”. Mi si stringe il cuore. Mi pare un modo troppo brusco, troppo crudo. Magari ora Sandra si inibirà e neanche proverà a migliorare la sua dizione. Ma, neanche il tempo di tormentarmi in questo pensiero, sento la vocina di Sandra ribattere pronta: “pecché io no pallo taliano, pallo pannòllo!” Olè!

Illustrazione di Gerardo Pinto
Piccole e (in)confutabili verità di Mummybook (2018)




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