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Eticamente (s)corretti

  • Nick Mummybook
  • 21 mag 2020
  • Tempo di lettura: 1 min

“Ti voglio bene di più, di più, di più, di più…”

Sandra, occhio birbante, si abbandona in una dichiarazione d’amore, cui nessuna mamma potrebbe resistere.

La abbraccio.

Poi con tono decrescente: “a papà poco, poco, poco, poco!”

Lo so, io come genitore dovrei dire qualcosa, richiamandola ad un’equa distribuzione affettiva, ma non ci riesco. Non che la lodi, sia chiaro. Taccio. Ma evidentemente sul mio viso si diffonde la luce dell’innamorata. E lei ne approfitta. Strizza gli occhi, solleva le spalle e ride.

Io la abbraccio ancora.



“Però a papà non lo diciamo, sennò si arrabbia” - aggiunge Sandra, sussurrando.

Io sto sempre in silenzio, ma sul mio viso deve essersi profilata un’espressione di disappunto.

A questo punto Sandra, che evidentemente sa leggermi in faccia, specifica, sempre sottovoce e con tono di chi sminuisce “facciamo uno checchetto (scherzetto)!”

Resto allibita! Come sarebbe a dire uno scherzetto?

E lei, sempre guardandomi, pur con la testa bassa, come presa da un improrogabile desiderio di pulirsi la coscienza, finalmente dice le cose così per come stanno: “cioè non è uno checchetto (scherzetto) è proprio una buscia (bugia)…”

Oh, una coscienza ce l’ha l’amore di mamma!

La abbraccio ancora.

Più forte.

Lei, però, si divincola e, con tono pimpante, ribalta la situazione: “ma che ce ne importa? Le buscie (bugie) non si devono dire sempre, ma ogni tanto si ponno (possono) dire!”


Piccole e (in)confutabili verità di Mummybook


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