Gli interessi culturali di Sandra
- Nick Mummybook
- 27 lug 2020
- Tempo di lettura: 2 min
Aggiornamento: 15 gen 2021
Siamo in visita alla Certosa di Padula. Convinti che le bambine bisogna educarle al bello da piccole. Anche se ormai piccole piccole non sono.
Perfino Sandra non è più la bambina che alla Reggia di Capodimonte mi faceva impazzire, andando a toccare tutti i sistemi di allarme, con il timore che potesse farli suonare da un momento all’altro.
Eppure tanto interessata non mi sembra. Procede spumeggiante, come è lei. Per fortuna non è più nella fase combina-guai. Ma ho l’impressione che la sua grinta, i suoi saltelli, le sue corsette qui o altrove sarebbero lo stesso.
Mio marito va spiegando questo e quello. Dall’etimologia di chiostro al motto di Sant’Agostino, il coro, l’altare, etc…etc…
- Paola, Camilla, venite a vedere!
Sandra, anche se non è stata chiamata, mi lascia la mano e va a vedere.
A mio marito, allora, sorge il dubbio di sottovalutare la terzogenita.
E la conferma gli arriva nella sala del museo archeologico. Innanzitutto non vede l’ora di entrare, tanto che vorrebbe saltare la fila Covid, ma poi è talmente incuriosita dai ritrovamenti sepolcrali che chiede al papà di tenerla in braccio.
E ha ragione: le teche dei reperti non sono alla sua altezza neanche se si mette sulle punte, povera ciccia!
Mio marito - 400 metri a piedi per arrivare alla Certosa, sotto un sole cocente, a 3/4 della visita, dopo aver parlato per almeno mezz’ora - prende in braccio Sandra, che è indubbiamente la più piccola ma pesa.
Sandra lo abbraccia. Una tenerezza infinita: mette la sua testa contro quella del papà che si sofferma a spiegare - sempre dietro la mascherina chirurgica - la tecnica dei vasi a figure rosse e a figure nere.
Già so che poi, a casa, proveranno a fare qualcosa del genere. Come è successo per il mosaico, dopo essere stati a Pompei, così succederà pure per la ceramica, dopo Padula.
Sandra è sempre in braccio. Mio marito è visibilmente stanco. Ma sa che bisogna seminare per raccogliere. E seminare costa fatica e sudore.
Finito il giro alla sala del museo archeologico, usciamo sul grande chiostro e ci sediamo: un bel venticello e la vista del cielo.
Io e Sandra su una panchina e Camilla e Paola col papà, più in là, su un’altra.
Sandra ha l’espressione di chi vuole porre una domanda interessante. Ora che ha seguito tutto con attenzione, avrà messo in moto i suoi piccoli pensieri ed è pronta per chiedermi qualcosa che mi lascerà di stucco. Ne sono certa.
Anzi, mi dispiace che mio marito, seduto distante, dopo tutto il suo impegno, si perda la perla che sta per uscire dalla bocca della sua Sandra.
E infatti la domanda è sul territorio:
- Mamma, ma a Padula…
Mi verrebbe di chiamarlo mio marito e dirgli Hey, senti qua! Ma è distratto. E poi magari Sandra perde il filo del discorso. Gli dirò poi: è giusto che goda dei meriti che gli spettano.
- Sì? - chiedo io, tutta orgogliosa e attenta.
- Ma a Padula - riprende Sandra, la mia futura critica d’arte - li fanno i gelati?

Piccole e (in)confutabili verità di Mummybook (2020)




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